La Puglia rappresenta la principale regione olivicola d’Italia e una delle più rilevanti aree di produzione a livello mondiale. Il suo paesaggio, modellato nel corso di millenni dalla presenza dell’olivo (Olea europaea L.), costituisce un elemento identitario del territorio e una risorsa economica, culturale e ambientale di primaria importanza.

Dalle ampie pianure del Tavoliere alle colline calcaree della Murgia, fino agli uliveti secolari del Salento, la stretta interazione tra ambiente, tradizione agricola e innovazione tecnologica ha favorito la produzione di oli extravergini di oliva di alta qualità, tutelati da numerose Denominazioni di Origine Protetta (DOP) riconosciute dall’Unione Europea.

Il rapporto tra l’olivo e il territorio pugliese è profondo e di origine millenaria. Secondo le evidenze archeobotaniche e storiche, la coltivazione dell’olivo in Puglia risale al periodo messapico (IX–IV secolo a.C.) e si è consolidata durante l’età romana, come testimoniano i reperti e i trattati agronomici antichi (ad esempio, De re rustica di Lucio Giunio Moderato Columella).

 

Attualmente, l’olivicoltura copre circa il 64% della superficie agricola regionale (fonte: ISTAT; Regione Puglia, Assessorato Agricoltura, 2023), confermando la Puglia come il cuore produttivo dell’olivicoltura italiana.

Tra le aree di maggiore interesse paesaggistico e storico spicca la Piana degli Ulivi Monumentali, compresa tra Ostuni, Fasano e Monopoli, che ospita la più alta concentrazione di esemplari plurisecolari e millenari del Mediterraneo, alcuni dei quali databili al periodo messapico e romano. Questo paesaggio agrario unico è arricchito dalla presenza di masserie storiche, frantoi ipogei (trappeti) scavati nella roccia e muretti a secco, elementi che insieme rappresentano un sistema agro-culturale di eccezionale valore storico e ambientale, riconosciuto anche dalla Legge Regionale n. 14/2007 per la tutela e valorizzazione dell’olivo monumentale di Puglia.