L’Italia è stata uno dei primi Paesi europei colpiti dalla Xylella fastidiosa e, ancora oggi, rappresenta uno dei fronti più attivi nella gestione del batterio. In particolare, la regione Puglia ha vissuto l’emergenza in modo drammatico, con gravi ripercussioni sull’agricoltura, sul paesaggio e sull’economia locale.

Focolai principali e diffusione

Puglia: il cuore dell’emergenza

Il primo focolaio di Xylella fastidiosa in Italia è stato identificato nel 2013 in provincia di Lecce, in Puglia. A essere responsabile dell’infezione è la sottospecie pauca ST53, associata al Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO), che colpisce in particolare gli ulivi, portandoli rapidamente alla morte.

Data la diffusione capillare del batterio nell’area salentina, è stato impossibile eradicarlo completamente. Le autorità italiane e regionali hanno quindi scelto di adottare una strategia di contenimento, basata su delimitazione delle aree infette, sorveglianza continua delle zone cuscinetto, abbattimento delle piante infette e promozione del reimpianto con varietà resistenti.

 

Toscana e Lazio: nuovi fronti, nuove sottospecie

Tra il 2018 e il 2021, nuovi casi di Xylella sono stati rilevati in Toscana (Monte Argentario) e in Lazio (Canino). In queste regioni, la sottospecie identificata è multiplex, meno aggressiva rispetto alla pauca, ma comunque potenzialmente pericolosa per diverse specie forestali e ornamentali. Anche in questi casi, sono state applicate misure di eradicazione immediata, con il taglio delle piante infette e il monitoraggio del territorio circostante.

Normativa nazionale: strumenti e interventi dal 2016 a oggi

A partire dal 2016, il Masaf (all’epoca MIPAAF) ha adottato una serie di decreti e piani di emergenza per affrontare l’epidemia di Xylella in Italia. Le principali azioni normative includono:

  • Delimitazione delle zone infette, cuscinetto e indenni;
  • Piani fitosanitari regionali di monitoraggio e controllo;
  • Piani di emergenza e contenimento pluriennali (2018–2022), aggiornati sulla base dei nuovi ritrovamenti;
  • Obbligo di abbattimento delle piante infette in zona cuscinetto;
  • Restrizioni alla movimentazione di piante specifiche, soprattutto ulivi e ornamentali.

 

Nel 2021, lo Stato italiano ha riconosciuto l’eccezionalità dei danni causati in Puglia, aprendo alla possibilità di aiuti straordinari agli agricoltori colpiti e al finanziamento di interventi strutturali per la rigenerazione dell’area.

Azioni regionali e collaborazione istituzionale

Il governo italiano ha progressivamente rafforzato la collaborazione con la Regione Puglia, i servizi fitosanitari regionali, il Masaf (allora MIPAAF), il CNR, il CREA e altri enti scientifici. Attraverso tavoli operativi permanenti, sono stati definiti obiettivi congiunti per:

  • Migliorare l’efficacia del contenimento nelle zone infette;
  • Coordinare la gestione delle attività di sorveglianza e controllo;
  • Promuovere la rigenerazione agricola e ambientale del territorio, con un approccio integrato, “mattone su mattone”, che tiene insieme agricoltura, paesaggio e economia rurale.

Un passo cruciale è stato l’introduzione in Puglia di varietà di ulivo tolleranti alla Xylella subsp. pauca ST53, come le cultivar Leccino e FS17 (Favolosa). Queste varietà sono il frutto di anni di studi, condotti in particolare dal CREA e dal CNR – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (CNR-IPSP), spesso in collaborazione con progetti europei come BeXyl (Beyond Xylella).

Per approfondimenti: Misure fitosanitarie di emergenza per il contrasto alla diffusione di Xylella fastidiosa – Protezione delle piante

Una svolta giuridica: la chiusura del contenzioso UE

Per anni, la Commissione Europea aveva avviato una procedura di infrazione contro l’Italia, accusandola di non aver adottato tempestivamente le misure previste per contenere la Xylella in Puglia. Tuttavia, nel dicembre 2023, Bruxelles ha ufficialmente chiuso la procedura, riconoscendo l’efficacia delle misure italiane nel contenere la diffusione del batterio e il successo delle azioni di reimpianto con varietà resistenti e l’impegno delle istituzioni italiane, regionali e scientifiche nella gestione dell’emergenza.